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Case del ’48 | Olmo Cerri
Olmo Cerri

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Data: 28 Set 2018

Rubrica: Articoli

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Case del ’48

Da più di tre anni vivo nelle “case del ’48” in Via Trevano a Lugano e, da lavoratore precario quale sono, è per me molto importante poter beneficiare di un’abitazione a prezzi contenuti.

Scrivo questo testo perché la narrazione che in questi giorni è stata fatta del quartiere è completamente fuorviante. Si parla di catapecchie che cadono a pezzi e di gravi situazioni di disagio sociale. Forse è vero, un po’ di manutenzione supplementare potrebbe essere utile e d’inverno è un po’ difficile scaldare, ma è anche vero che Lugano è piena di appartamenti ben rifiniti ma a prezzi inarrivabili. Qui, in via Trevano, le pulizie degli spazi comuni vengono eseguite regolarmente, così come la manutenzione del verde: niente fronzoli certo, ma a me va bene così! Una città sana deve saper accogliere abitazioni accessibili, a comfort variabile, e non solo appartamenti di “super lusso” in cui le persone normali non possono abitare.

Il quartiere ideato dagli architetti Tami è invece è estremamente vivibile, piacevole e ricco di fascino. Gli spazi abitativi sono ampi, ben pensati, luminosi e confortevoli. Nel tempo ho potuto creare una rete di relazioni e di rapporti con i vicini rara da trovare in una città come Lugano. Cito per esempio i pranzi che vengono organizzati spontaneamente nel prato dietro alle case, penso per esempio all’inquilino che lavora nell’agricoltura e distribuisce gratuitamente frutta e verdura “di avanzo” a chi lo desidera. Penso ai mobili che mi sono stati regalati dalla famiglia che abita “due porte più in là” e alle piacevoli chiacchiere nelle sere d’estate scambiate nel cortile. Penso ai bambini che giocano nel campetto, e i giovani che si allenano facendo “parkour” tra i muretti di cemento armato. È vero che il quartiere ospita anche persone che, nel corso della loro vita, hanno avuto delle difficoltà, ma il fatto di voler escludere queste realtà dal proprio quartiere è un meccanismo pericoloso e che rischia di creare ghetti. Non mi sono mai trovato in situazioni di disagio, e qualche rissa, qualche litigata e qualche schiamazzo (anche notturno) penso che faccia parte della normale convivenza cittadina. Invito chi descrive questi caseggiati come un “Bronx” a farsi un giro per le periferie di qualsiasi grande città europea, poi ne riparliamo.

Olmo Cerri

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