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Una segreteria telefonica, per noi che viviamo ‘Strani giorni’ | Olmo Cerri
Olmo Cerri

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Data: 04 Apr 2020

Rubrica: Rassegna stampa

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Una segreteria telefonica, per noi che viviamo ‘Strani giorni’

È un documento fedele di queste ore. C’è chi soffre e chi ‘la quarantena è il mio paradiso”. Sono le voci del podcast dell’Associazione Rec, coordinato da Olmo Cerri

di Beppe Donadio (da La Regione di Sabato 4 aprile 2020)

Che si chiami ‘Generi di conforto’, il podcast de laRegione che di lunedì, mercoledì e venerdì vuole sollevare gli spiriti, che si chiami ‘Con voi – Racconti di resilienza’, trasmissione che su La1 dà conforto a chi vive tra le quattro o più mura di casa, che si chiamino con qualsiasi altro nome tutte le occasioni telematiche che in giorni di lockdown si sono moltiplicate, i format più alternativi di questo universo alternativo creato dal coronavirus uniscono. E se in questi giorni ‘La cura’ di Franco Battiato è una delle canzoni che fanno da medicina, ‘Strani giorni’ dello stesso autore è l’anamnesi del nostro male. ‘Strani giorni’ – dallo stesso album del 1996, ‘L’imboscata’ – è anche il nome di un podcast. Meglio sarebbe, di un ‘Diario sonoro collettivo’.

+ 41 077 814 11 90

«Potremmo definirla quasi una segreteria telefonica. Il numero – vedi sopra – è stato divulgato su internet tramite diversi canali. E sono subito iniziati ad arrivare tanti messaggi. A tutto questo materiale si cerca di dare quotidianamente un senso più compiuto attraverso il montaggio». C’è il filmmaker Olmo Cerri dietro ‘Strani giorni’, a coordinare il progetto in nome e per conto dell’Associazione Rec, che dall’autunno del 2012 produce e coproduce documentari, cortometraggi e lungometraggi. Del Cerri sono note le collaborazioni con la Rsi per ‘Falò’, ‘Patti Chiari’, ‘Storie’ e l’esperienza, non a caso, con gli audiodocumentari radiofonici. «Tutto è nato – ci racconta – in questi giorni strani in cui il lavoro si è un po’ fermato e tutti sembrano avere voglia di raccontare. L’isolamento ha fatto sì che ci si prenda addirittura il tempo per chiamare le persone anche solo per sapere come stanno e per ascoltare davvero le loro risposte».

Cerri l’avevamo incrociato l’ultima volta nell’ottobre del 2019, quando proprio per ‘Storie’ aveva portato sul piccolo schermo l’avvenutura di Giacomo Facchinetti, ‘Ur Jacumin che da Curio, il malcantonese che seguendo alla lettera Jules Verne, all’inizio degli anni Trenta dello scorso secolo, si fece un quasi giro del mondo in molti più di ottanta giorni, concludendo la sua parabola terrena in Perù.

’La quarantena è il mio paradiso’

«C’è chi la sta prendendo molto bene» racconta Cerri quando gli chiediamo di tastare il polso alla popolazione. «C’è qualcuno che ha detto che la quarantena è il suo paradiso, che può sembrare un’affermazione paradossale ma contiene l’aver potuto riprendersi alcuni spazi che in precedenza il lavoro occupava per intero, ma c’è soprattutto chi invece parla in modo più drammatico». Nello specifico, «un paio di ragazze, sole e con bimbi piccoli, senza una rete familiare forte o private della rete che di solito avevano, non più attivabile perché economicamente in crisi o perché i nonni sono da preservare. Credo che questa possibilità di aprirsi tramite il telefono possa essere un’esperienza, con le dovute virgolette, terapeutica».

‘Strani Giorni’ è e resterà un documento fedele del grande contagio. Si va da chi descrive la notte come “una lunga piattaforma d’inquietudine”, col dubbio che forse “saremo cancellati, dimenticati”, a chi la prende con filosofia cantando (sognando) ‘Un’estate al mare’. Parlano tutti, anche i bimbi: «Sì, fanno le loro interpretazioni – continua il regista – spiegano le loro visioni di quello che sta succedendo». Come la piccola dalle idee molto chiare sul fatto che il virus “l’ha creato apposta Madre Natura perché – dice testualmente alla mamma – stiamo buttando troppa plastica e troppe cose”.

Pace

‘Strani Giorni’ ha coinvolto anche altre realtà. Il Centro Baobab di Bellinzona, per esempio, che ha attivato via Whatsapp un audiodiario dei bimbi migranti che partecipano alle attività, voci tra le quali spunta spesso la parola pace. «Chiama gente dall’Italia, chiamano ticinesi che da Londra ci raccontano come stanno le cose; c’è una coppia che dalla Colombia ci ha inviato piccoli resoconti. È un modo per restare in contatto con tutti». Visto che la quarantena durerà ancora, il numero +41 077 814 11 90 è più che mai attivo, che si tratti di Sms, WhatsApp o Telegram (www.rec.swiss/strani-giorni).

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