SOLETTA 2024 – Recensione: La scomparsa di Bruno Bréguetdi Giorgia Del Don – Cineuropa.org

19/01/2024 – Il documentario di Olmo Cerri riporta alla luce una storia tanto incredibile quanto scomoda che riassume le contraddizioni legate alle rivolte giovanili della fine degli anni Sessanta

Presentato in prima mondiale alle Giornate di Soletta, dove compete per il premio Visioni, La scomparsa di Bruno Bréguet, il nuovo documentario del regista ticinese Olmo Cerri racconta la storia di un liceale apparentemente come tanti altri diventato un vero e proprio rivoluzionario pronto a tutto per difendere i suoi ideali. Figlio del Sessantotto, il luganese Bruno Bréguet abbraccia con tutto sé stesso uno spirito giovanile, ribelle e contestatario, che gli calza a pennello. Sebbene anche nella pacifica Svizzera fossero molti, sin dal famoso 1968, a schierarsi contro istituzioni e mentalità nelle quali non si riconoscevano più, nessuno però ha osato spingersi fin dove si è spinto Bréguet. È questa intransigenza, il gettare il famoso spirito di diplomazia svizzero dalla finestra, che il film mette in scena cercando di capire le ragioni che possono aver spinto un giovane ticinese a percorrere una strada così tortuosa.

La storia, al contempo affascinante e sconvolgente di Bruno Bréguet comincia nel 1970 quando, giovane universitario di vent’anni, è arrestato mentre tenta di entrare in Israele con del materiale esplosivo. Una mossa azzardata in nome della causa palestinese che gli costa la condanna a sette anni di prigione nelle carceri israeliane. È proprio durante la detenzione, marcata da torture fisiche e psicologiche, che si radicalizza, che la sua rabbia nei confronti dell’ingiustizia sociale vissuta dal popolo palestinese si trasforma in rivendicazione esistenziale. Dal suo rilascio, e prima della sua misteriosa scomparsa, nel 1995, su un traghetto che dall’Italia conduce i passeggeri in Grecia, Bruno Bréguet è coinvolto in diversi attentati, è incarcerato in Francia ma soprattutto si unisce al controverso gruppo del terrorista Carlos.

Dopo un primo clamore mediatico, Bréguet scompare letteralmente dai radar lasciando molte domande senza risposta. Per ricostruire la sua storia, il regista si è appoggiato sul libro autobiografico La scuola dell’odio, di cui legge alcuni estratti, e soprattutto sulle testimonianze di chi l’ha conosciuto e ne è stato amico. Attraverso i loro racconti, ciò che si delinea non è soltanto la personalità misteriosa e complessa di Bréguet ma soprattutto lo spirito di un’epoca marcata da un bisogno viscerale di libertà e verità.

Sebbene il loro amico comune abbia intrapreso un cammino ben diverso dal loro abbandonando un pacifismo profondamente radicato nei giovani di quel periodo, ciò che nessun conoscente o amico di Bréguet si sente di fare (la famiglia ha preferito non partecipare al film) è giudicare le sue scelte. In un momento storico così tragico come quello che stiamo vivendo, i quesiti che la storia del giovane ticinese solleva risuonano ancora con maggiore forza. Fino dove ci si può spingere per difendere i propri ideali di uguaglianza e giustizia sociale? Quanto vale la non violenza per cloro che vivono costantemente nel terrore, schiacciati e umiliati?

Al di là dell’incredibile storia di Bruno Bréguet, è proprio su questi quesiti che il film, con l’ausilio di chi ha vissuto il nascere dei movimenti giovanili, riflette. Nei loro racconti, pudici e ancora pieni d’emozione, si percepisce la difficoltà di conciliare ideologia e radicalità, sogni e concretezza. Ricco di un sottotesto oscuro fatto di non detti e di frasi difficili da formulare, il film apre il dibattito sulle possibilità concrete che abbiamo, oggi, di influenzare e perché no trasformare la società nella quale viviamo.

La scomparsa di Bruno Bréguet da Dschoint Ventschr Filmproduktion, SRF Schweizer Radio und Fernsehen e l’Associazione REC.

Review: La scomparsa di Bruno Bréguet

– Olmo Cerri’s documentary brings to light a story as incredible as it is uncomfortable that summarises the contradictions of the youth revolts of the late 1960s

Presented in a world premiere at the Solothurn Film Festival, where it is competing for the Visioni award, La scomparsa di Bruno Bréguet, the new documentary from the Ticino-born director Olmo Cerri tells the story of a high school student who, it seems like so many others like him, became a true revolutionary ready to do anything to defend his ideals. A son of 1968, Lugano native Bruno Bréguet embraces with all his being a youthful, rebellious and protesting spirit, which suits him perfectly. Even in peaceful Switzerland, many were those who, starting from the famous year 1968, took a stand against institutions and mentalities in which they no longer recognised themselves, but no one dared to go as far as Bréguet did. It is this intransigence, throwing the famous Swiss spirit of diplomacy out of the window, that the film focuses on, trying to understand the reasons that may have pushed a young Ticino native to follow such a tortuous path.

The story of Bruno Bréguet, as fascinating as it is shocking, begins in 1970 when, as a young university student of 20, he is arrested trying to enter Israel with explosive material. This risky move in the name of the Palestinian cause cost him a seven-year prison sentence in Israeli prisons. It is precisely during his detention, marked by physical and psychological torture, that he becomes radicalised, and that his anger towards the social injustice experienced by the Palestinian people is transformed into an existential position. From the moment of his release, and before his mysterious disappearance in 1995 on a ferry taking passengers from Italy to Greece, Bruno Bréguet is involved in several attacks and imprisoned in France, but most significantly of all, he joins the controversial group around the terrorist Carlos.

After first causing a media sensation, Bréguet literally disappeared off the radar, leaving many questions unanswered. To reconstruct his story, the director relied on the autobiographical book La scuola dell’odio (The School of Hate), from which he read some extracts, and above all on the testimonies of those who knew him and were his friends. Through their stories, what emerges is not only Bréguet’s mysterious and complex personality but above all the spirit of an era marked by a visceral need for freedom and truth.

Although their mutual friend took a very different path from theirs, abandoning a pacifism deeply rooted in the youth of that period, none of the acquaintances or friends of Bréguet interviewed for the film (the family preferred not to participate) judge his choices. In a historical moment as tragic as the one we are going through, the questions raised by the story of this young man resonate even more strongly. How far can you go to defend your ideals of equality and social justice? How much is non-violence worth to those who live in constant terror, crushed and humiliated?

Beyond the incredible story of Bruno Bréguet, it is precisely on these questions that the film, with the help of those who experienced the birth of youth movements, reflects. In their stories, respectful and still full of emotion, we perceive the difficulty of reconciling ideology and radicality, dreams and concrete reality. Rich in a dark subtext made up of unsaid words and sentences difficult to formulate, the film opens a debate on the concrete possibilities we have, today, of influencing and (why not) transforming the society in which we live.

La scomparsa di Bruno Bréguet was produced by Dschoint Ventschr FilmproduktionSRF Schweizer Radio und Fernsehen and Associazione REC.