25 anni di CSOA il Molino a Lugano, almeno 50 anni di rivendicazioni per uno spazio autogestito in Ticino. Una storia infinta. La memoria è un ingranaggio collettivo, per questo abbiamo voluto proporre, tramite questo podcast, un racconto a più voci e appassionato. Un modo per riflettere su quello che siamo e su quello che vogliamo diventare, per risalire il fiume del tempo, per socializzare la nostra storia con occhio critico e per costruire narrazioni che possano innescare un conflitto sociale.

PIATTAFORME DI ASCOLTO

Il podcast Macerie è disponibile anche su Speaker, Apple Podcast, Spotify, Google podcast e sulle altre principali piattaforme. È stato distribuito anche tramite naufraghi.ch, su Radio Carona Skonvot e su RadioGwen.

CREDITS

Macerie è realizzato da un collettivo coordinato da Olmo Cerri: Cy, Esteban, Gerard, Mattia, Paco, Ushi,  Mirella, e tutte e tutti coloro che hanno portato il loro contributo. Le musiche sono di Victor Hugo Fumagalli, Artemondi e Incompetech. La grafica è curata da Complice Press, il supporto produttivo è assicurato dall’Associazione REC. Le fotografie che sono presenti in questa pagina sono state raccolte su Internet o ci sono state inviate da fonti diverse. Se ci sono fotografie di tua proprietà e desideri che vengano eliminate o venga citata la fonte, contattami!

Gli estratti audio provengono dagli archivi del CSOA il Molino e dalla sua rassegna stampa.

PIANO CRONOLOGICO e MAPPA DEI LUOGHI

Nella tabella cronologica qui da parte (clic per ingrandirla) è possibile scoprire a colpo d’occhio in che episodio si parla di che periodo o fatto saliente relativo alla storia dell’autogestione.

La mappa dei luoghi citati è stata realizzata da Complice Press.

#1 – Ce la prendiamo noi

In questo primo episodio di Macerie raccontiamo la storia dell’autogestione in Ticino partendo, idealmente, dall’insurrezione zapatista. Il 1996 in Ticino è stato un anno caldo: la festa al parco del Tassino, l’occupazione di Casa Cinzia a Bellinzona e l’irruzione nella sala del Consiglio Comunale da parte di Realtà Antagonista. “Se non ce la date, ce la prendiamo noi” era uno degli striscioni della manifestazione del 12 ottobre 1996, si rivendicava la ex-termica, e invece furono occupati i Molini Bernasconi. Da quel giorno a Lugano niente è stato più come prima.

Listen to “#1 – Ce la prendiamo noi” on Spreaker.

#2 – Dai Molini al Molino

Il momento più sorprendente di una rivoluzione è l’insurrezione: nei primi mesi l’occupazione dei Molini Bernasconi di Viganello richiama migliaia di persone e diventa un incredibile laboratorio sociale e culturale. Ma la realtà autogestita si trova presto a doversi confrontare con il contesto che la circonda: i rapporti con alcuni abitanti del quartiere, infastiditi dal trambusto generato e con le istituzioni, che faticano a comprendere questa realtà, non sono sempre facili.

Listen to “#2 – Dai Molini al Molino” on Spreaker.

Internamente, nelle partecipatissime assemblee, non è facile tenere insieme le differenti anime che compongono i “Molini”, un esercizio che richiede un grande sforzo politico e umano. Nello stabile occupato si sta cercando di costruire un’alternativa radicale, di realizzare un sogno, confrontandosi con tutte le difficoltà e le contraddizioni che questo, inevitabilmente, comporta.

#3 – Lugano brucia

I Molini Bernasconi non potevano che finire bruciati, perché era troppo alto il loro potenziale sovversivo. E così è stato. In una notte di fine primavera, una mano ignota, appiccò un incendio nella biblioteca, situata nella torre principale del centro sociale. Un trauma, che contibuì a creare una netta distinzione: un prima ed un dopo. Un’inchiesta piena di lacune. L‘autogestione accettò la proposta delle autorità di spostarsi al Maglio, un ex albergo situato nella periferia industriale di Lugano, ma fu una scelta sofferta che creò dubbi e lacerazioni nel gruppo degli autogestiti.

Listen to “#3 – Lugano brucia” on Spreaker.

#4 – Meglio al Maglio?

Il Molino, dopo l’incendio doloso della sua sede storica di Viganello, entra negli spazi del Maglio di Canobbio: un ex hotel messo a disposizione delle autorità. Il posto è accogliente ma è molto marginale, in una zona industriale e lontano dalla vita cittadina. La popolazione del piccolo comune non gradisce questa nuova realtà.

In questo quarto episodio di Macerie, si racconta della nuova quotidianità degli occupanti, del ruolo delle donne all’interno del movimento, di come veniva gestito il problema dello spaccio, di cani e soprattutto di come funziona l’assemblea, l’organo decisionale del centro, con il suo spirito orizzontale e inclusivo.

Listen to “#4 – Meglio al Maglio?” on Spreaker.

#5 – Non potevamo esimerci dal farlo

In questa “breve storia dell’autogestione in Ticino” era importante dedicare un momento di riflessione a quello che è stato semplicisticamente definito il “movimento no-global”. Le proteste altermondialiste, il WEF di Davos e il G8 di Genova hanno avuto importanti implicazioni a tutti i livelli sull’esperienza del CSOA il Molino. Difficile capire quando e come inserire questo tema in una cronologia, perché nel bene e nel male la parabola di questo movimento ha influenzato le scelte e le strategie dell’autogestione di un periodo piuttosto lungo. Le ripercussioni della repressione e dello smembramento di questo movimento hanno avuto strascichi e conseguenze che arrivano fino ad oggi. Hanno cambiato il modo con cui era possibile immaginare una lotta politica e generato ricordi, spesso dolorosi, in ognuna di noi.

Listen to “#5 – Non potevamo esimerci dal farlo” on Spreaker.

#6 – L’alba della vergogna

Ottobre 2002: un plotone di agenti in tenuta anti-sommossa sgombera all’alba la sede del Molino al Maglio di Canobbio. Uno sgombero che avviene, con il pretesto del disturbo della quiete notturna nonostante fossero in corso dei tavoli di trattativa con le autorità. In quel periodo, al Maglio, oltre ad essere inaugurata la sala concerti più grande del cantone, vengono ospitati anche decine di migranti provenienti dall’Ecuador, famiglie con bambini di cui la politica istituzionale si disinteressa completamente.

A Molino Nuovo nasce l’esperienza autogestita della Casa Laboratorio Inti che si propone di organizzare un asilo libertario e offrire varie proposte sociali e culturali. L’autogestione ritorna in piazza.

Listen to “#6 – L’alba della vergogna” on Spreaker.

#7 – Un macello per Natale

Questo è il settimo episodio di Macerie, in cui ci concentreremo sui mesi successivi allo sgombero del Maglio di Canobbio avvenuto nell’ottobre 2002. Racconteremo l’intensa attività che ha portato alla firma di una convenzione e all’ottenimento dell’ex macello comunale come sede provvisoria per l’autogestione e che ha evitato il rischio di un “Natale di guerriglia”.

Due mesi in piazza con grandi manifestazioni, presidi sotto la sede del Municipio, attività socioculturale nelle piazze, ma anche strategiche trattative con le autorità, una campagna informativa e comunicativa e, dietro le quinte, se non si fosse giunti a una soluzione in tempi rapidi, la concreta possibilità di tornare ad occupare.

Listen to “#7 – Un macello per Natale” on Spreaker.

#8 – Lo strappo

L’ottavo episodio di Macerie narra di un periodo di disorientamento, disillusione e sfiducia, nel movimento che si riflette anche all’interno del Molino. Ottenuto il Macello, i molinari, nonostante la struttura fatiscente, rendono pubblico un progetto in cui si prospetta una “cittadella dell’autogestione” all’interno dello stabile. Le attività culturali e i progetti politici sono molti e diversificati. Le autorità sembrano tollerare l’autogestione e non prendendo una posizione chiara in tal senso.

Passa il tempo e la politica istituzionale in Ticino cambia rotta, il sistema si sposta ancora più a destra e il dialogo si spegne. In questo clima il Molino continua con le sue proposte. A sorpresa viene occupata Villa Selva a Lugano dal gruppo “Selva Squat anarchico”, poi subito sgomberata. C’è aria di cambiamento, non solo all’interno del Molino ma anche attorno ad esso, da un sentimento di smarrimento nasce l’esigenza di ridefinirsi e stabilire nuovi obiettivi.

Listen to “#8 – Lo strappo” on Spreaker.

#9 – La variante μ

Questo nono episodio di Macerie ripercorre quasi un decennio di esperienze di autogestione in Ticino. Parte dall’occupazione del Selva Squat di Massagno e dal bisogno di alcune individualità di uscire dalle dinamiche del centro sociale. Si intuisce l’arrivo di una sensibilità diversa che porta nuovi elementi di discussione e un nuovo modo di intendere la lotta politica anche all’interno dell’assemblea. Anche il movimento globale sta sperimentando nuove forme di organizzazione: occupy Wall Street, le primavere arabe, le rivolte studentesche, le Femen e anche il Molino vive una sua metamorfosi.
Nel 2013 a rendere più complessa la situazione, insieme al nuovo sindaco leghista Borradori entra in Municipio anche il giovane rampante Michele Bertini, è forse lui a spingere per far sì che il il Molino torni ad essere un problema all’ordine del giorno. “Ridare il Macello alla popolazione” è il nuovo mantra. Vengono lanciati nella discussione pubblica una serie di progetti con scarso appoggio politico e senza agganci nella realtà, per cercare di dare un uso diverso agli spazi occupati dall’autogestione: una cittadella per i bambini e poi una cittadella della solidarietà, lo spostamento delle scuole medie, la nuova sede del museo di storia naturale.

Ancora da segnalare, a livello di rapporti con le autorità, un tentativo di dialogo poco convinto nel 2015, quasi nient’altro fino a maggio 2019 quando il Consiglio Comunale accetta un messaggio municipale con un credito per un concorso di architettura, che non prevede però la presenza dell’autogestione nell’area.
Intanto però in Svizzera e nel mondo prendono forza movimenti nuovi, ecologisti, transfemministi e antirazzisti, spinte ed energie che filtrano anche all’interno del CSOA. E poi ad inizio 2020 l’arrivo della pandemia e le derive securitarie che ne conseguono, anche il Molino dovrà confrontarsi con questa novità…

Listen to “#9 – La variante μ” on Spreaker.

#10 – La costruzione del nemico

Il decimo episodio di Macerie racconta l’ultimo anno di attività del Molino, quello precedente allo sgombero e lo fa da un punto di vista diametralmente opposto rispetto a quanto fatto fino ad ora dai media e dalla politica.

Nonostante la pandemia, la presunta chiusura e mille difficoltà, il Molino continua ad attirare e coinvolgere generazioni di giovani militanti che decidono di voler continuare a intervenire politicamente nella società nonostante le restrizioni date dalla situazione sanitaria. La politica e le autorità però, basandosi su alcuni fatti puntuali, metteranno in piedi una narrazione che dipingerà il Molino come il nemico sociale e inizierà a creare un consenso politico necessario per lo sgombero dell‘ex Macello. Un passo secondo alcuni necessario per portare avanti il cantiere di ristrutturazione del sedime dopo l’approvazione del progetto “Matrix”, ma anche per salvaguardare l’ordine pubblico e la legalità all’interno della città.

L‘8 marzo una manifestazione contro il patriarcato e l’islamafobia verrà duramente repressa dalla polizia e sarà ulteriore motivo per disdire la convenzione su cui si basa la presenza del centro sociale al Macello. Un grande dibattito all’interno del movimento, per decidere quali strategie mettere in gioco, porterà alla decisione di non seguire le vie istituzionali ma di proporre una risposta popolare e di massa con l’organizzazione di una grande manifestazione a sostegno degli spazi autogestiti. Ma il lunedì precedente alla manifestazione i due neo-municipali Lombardi e Valenzano si presenteranno ai cancelli del Molino…

Listen to “#10 – La costruzione del nemico” on Spreaker.

#11 – Morel e l’autogestione ‘buona’

In questo undicesimo episodio di Macerie ci permettiamo una divagazione, per raccontare alcune realtà non istituzionali che si sono sviluppate a Lugano nell’ultimo decennio: con un focus particolare sul Morel che insieme al Casotto e ad altre esperienze minori sono state realtà con finalità e strumenti di gestione molto diverse rispetto al Molino, alcune radici comuni ma modalità di azione, comunicazione e obiettivi differenti. Forse proprio per queste differenze c’è chi ha cercato di definire “autogestione buona” quella votata alla curatela artistica del gruppo Morel e quella “cattiva” politica e antagonista del Molino.

Interessante constatare come nonostante l’apertura, il dialogo e la voglia di trovare dei compromessi, le autorità cittadine e cantonali non siano state in grado di trovare un quadro legale che permettesse alla realtà del Morel di continuare con le sue attività socioculturali e come si sia tentato di utilizzare la presenza di queste realtà come “alibi” per giustificare lo sgombero dello stabile dell’ex Macello.

Listen to “#11 – Morel e l’autogestione ‘buona’” on Spreaker.

#12 – Lo sgombero

Ed ecco che siamo arrivati alle macerie, che danno il titolo a questo podcast. Ci eravamo riproposti di raccontare la storia del Molino e, all’improvviso, siamo arrivati all’attualità. Cosa è successo il 29 di maggio 2021? Un grande manifestazione, l‘occupazione temporanea del Vanoni, lo sgombero del centro sociale, le ruspe nella notte. Le prossime pagine di questo racconto sono ancora da scrivere. Però, prima di chiudere, ci sono ancora una paio di questioni aperte.

Listen to “#12 – Lo sgombero” on Spreaker.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Se vuoi aggiungere qualcosa o dire la tua su questa storia scrivi a macerie@inventati.org. Sentiti libera di inviare un vocale tramite WhatsApp o Telegram al numero +41 77 814 11 90 e condividere così la tua porzione di Macerie. La tua voce, i tuoi ricordi, ma anche le tue idee, le tue rivendicazioni saranno la base su cui costruire un episodio corale.

Voci fra le macerie

La Casa della Letteratura ripropone la ripresa video dell’incontro del 19 maggio 2022 presso la Villa Saroli di Lugano: Voci fra le macerie, che nasce dalla serie di Podcast realizzati dal collettivo Macerie a seguito della demolizione del CSOA Il Molino a Lugano.

Ospiti: Olmo Cerri (in rappresentanza del più vasto collettivo), Marko Miladinović e Enrico Lombardi che attraverseranno la storia sociale e culturale non solo del Ticino.